Comverters

Google non ha dubbi: “Teleselling” si traduce con “Televendita. Allora è questione di un attimo e nella nostra fervida immaginazione diventi subito il Giorgio Mastrota dei call center. E non possiamo non chiederti di venderci quanto è importante il tuo ruolo in Comverta. Non c’è bisogno di darci in omaggio un copriletto. Grazie.

Il mio ruolo come Teleselling Consumer Manager in Comverta non è quello di “vendere a tutti i costi”, ma di orchestrare una macchina complessa che parte dall’ascolto e arriva alla crescita. Ogni giorno analizzo gli andamenti di ciascun committente, scovo le criticità e le trasformo in opportunità: perché dietro ogni problema c’è sempre una possibilità di fare meglio.

Insieme ai Supervisor entriamo nel cuore delle attività: loro sono i registi operativi, quelli che, con i Team Leader, guidano squadre di consulenti che parlano ogni giorno con i clienti. Non è solo Teleselling: è strategia, è relazione, è capacità di anticipare il mercato e non inseguirlo.

Il nostro obiettivo? Fare in modo che ogni chiamata non sia una vendita qualunque, ma il tassello di una visione più grande. Perché il futuro non si costruisce con script preconfezionati, ma con persone, dati e idee che fanno la differenza.

La professione dei consulenti telefonici è cambiata radicalmente nel corso degli anni. Quali sono secondo te le competenze fondamentali per essere il top nel “mestiere”?

Oggi essere top nel Teleselling non significa solo saper parlare: è un mix di abilità da supereroe. Prima di tutto empatia, perché senza capire chi hai dall’altra parte, lo script non serve a nulla. Poi ascolto attivo: non è una chiamata unidirezionale, è una conversazione quindi serve l’interazione continua. Aggiungiamo resilienza, perché i “no” sono il pane quotidiano. Ben venga che ci siano… è da qui che nascono le vendite (obiezione= gestione obiezione). E poi creatività, perché ogni cliente è diverso e la soluzione non può essere sempre copia-incolla. Ma non basta: serve formazione continua, perché il mondo cambia e tu devi correre più veloce… la curiosità è una dote da coltivare e il continuare a conoscere nell’ambito ci rende istruiti nel gestire ogni tipo di obiezione. E infine costanza e perseveranza: analizzare gli errori, trasformarli in punti di forza e ripartire più forte di prima. Ultimo ingrediente, ma non per importanza: energia. Se non trasmetti entusiasmo, la voce dall’altra parte ti mette in modalità “muto” in tre secondi. Deve essere il tuo filo conduttore dal primo secondo di conversazione.

Qual è la direzione che Comverta sta seguendo per avere un ruolo ancora più centrale nel mondo del Teleselling in Puglia e non solo?
Comverta non vuole solo giocare la partita del BPO: vuole scrivere le regole. Il nostro obiettivo è trasformare ciò che per altri è un ostacolo – processi complessi, costi da ottimizzare, mancanza di risorse interne – in opportunità. Come? Con un approccio che è tutto tranne che standard: prendiamo le sfide, le smontiamo e le ricostruiamo su misura. Il risultato? Un win-win autentico: il cliente appaltatore vince in efficienza e qualità, noi vinciamo perché massimizziamo ogni processo e lo adattiamo alle esigenze più specifiche. Non è outsourcing, è ingegneria delle opportunità. Dove gli altri vedono limiti, noi vediamo spazio per innovare, magari anche con un pizzico di fortuna che non guasta mai.
Tre pregi (ce la puoi fare) e tre difetti (solo tre, siamo buoni) di Francesco Innamorato.

Tre pregi? Determinato, paziente ed empatico (so ascoltare, anche quando non parlo).

Tre difetti? Vendicativo, testardo e permaloso

Cosa hai imparato dalle tante persone che hai incontrato in questi anni dietro le cuffie e un microfono?

Dietro ogni cuffia e ogni “pronto” c’è una lezione di vita oltre ad una storia tutta da scoprire. Ho imparato che ascoltare è più potente di parlare, che la pazienza è un’arma segreta e che la gentilezza apre porte che nessuno script può forzare. Ho capito che ogni persona è un mondo a sé: c’è chi ti insegna resilienza con un “no” secco e chi ti regala fiducia con un “sì” inatteso. In sintesi? Ho imparato che il vero valore non è nella vendita, ma nella connessione.

Quali sono le costanti imprescindibili di una tua giornata di lavoro?
Le costanti della mia giornata? Prima di tutto, anticipare i problemi prima che diventino montagne: prevenire è meglio che scalare. Poi, parlare con le persone. In un mondo dove ci nascondiamo dietro uno smartphone, io credo che le relazioni siano il vero carburante: siamo esseri umani, non notifiche. E infine, cercare di trasmettere positività anche quando la mia faccia dice “non oggi”: è la mia sfida personale, ma ci sto lavorando. Perché il sorriso, anche al telefono, è contagioso.
Perché hai scelto Comverta? (Il perché noi abbiamo scelto te non lo sveliamo, per non gratificare troppo la tua autostima).

Può sembrare arrogante, ma non lo è: Comverta è nata con me e io con lei. Per anni è stata la mia prima casa, prima ancora di costruire la mia famiglia. Oggi è la mia seconda, ma resta il posto dove ho visto il futuro prima che diventasse presente. Siamo cresciuti insieme, come due start-up in carne e ossa. Ho scelto Comverta perché qui non si fanno fotocopie di idee: si smontano regole obsolete, si sfidano preconcetti e si costruiscono opportunità con coraggio. Il mio obiettivo? Continuare a scrivere questa storia, perché se non evolvi, il tuo lavoro diventa un museo. E io non sono pronto a fare il custode.

Studi di settori evidenziano che il 74% dei lavoratori italiani dà più importanza all’ambiente di lavoro che allo stipendio. Come percepisci l’atmosfera in Comverta?
Chi ha fatto questi studi? Bella domanda… perché se la facessero a 100 operatori telefonici, forse il risultato sarebbe l’opposto! Io mi sono affacciato in questo settore per costruirmi un futuro, certo, ma anche per crescere e, di conseguenza, migliorare la mia condizione economica. Per me, l’atmosfera lavorativa e l’ambiente sono caratteristiche fondamentali, ma non possono vivere da sole: serve equilibrio. In Comverta entrambe le componenti – ambiente e retribuzione – sono importanti e inscindibili. Una senza l’altra non darebbe dignità né continuità all’attività, e non farebbe bene né all’immagine dell’azienda né alle persone che la fanno vivere, che sono il vero motore.
Qual è secondo te il primo pensiero di un* collega quando legge il tuo nome in una chiamata in arrivo? Poi ti diremo noi qual è la verità.
Il primo pensiero? Curiosità… seguita da un brivido: “AIUTOOO, qualcosa è successo? Qualcosa vorrà dirmi… che ho sbagliato? Mo’ mi chiederà cose a cui non so rispondere!”. In pratica, quando appare il mio nome sul display, è come vedere il numero sconosciuto: sai che devi rispondere, ma ti chiedi se è il giorno giusto. Io spero che, sotto sotto, pensino anche: “Ok, arriva qualche idea fuori dagli schemi”. Perché sì, a volte sono scomodo… ma se non ti faccio uscire dalla comfort zone, che gusto c’è?

E ora saliamo di livello.
Le 10 domande che l’umanità aspetta da sempre.

Iniziamo.

Il tuo cognome ti inchioda dalla nascita. Ma la domanda è: di chi, di cosa?
Anni fa rispondevo “di me stesso” (un po’ troppo egocentrico). Oggi invece tutto è cambiato, le priorità hanno corretto il tiro e quindi dico “di mia moglie e dei miei figli”.
Odi et amo. Ci sarà qualcosa che non sopporti. È arrivato il momento: liberati. Lo puoi gridare a squarciagola.
Le riunioni che potevano essere una semplice mail. E le mail che potevano essere delle semplici chiacchierate di 5 min.
Abbiamo morbosamente spulciato il tuo profilo Facebook da cima a fondo. E niente, famiglia, lavoro e amici. Stop. Ma noi lo sappiamo che non può essere così. Quali sono le trasgressioni di Francesco Innamorato?
Trasgressioni? Beh, se il vostro stalking su Facebook ha trovato solo famiglia, lavoro e amici… allora la mia vera trasgressione è essere un ninja della normalità (in questo mondo sempre più estroso)! Ma vi svelo il lato oscuro: ogni tanto rompo gli schemi, dico quello che penso senza passare dal filtro “politicamente corretto” e propongo idee che fanno tremare le sedie in riunione. Non sarà tatuaggi e Harley, ma nel mondo del lavoro è quasi punk rock. Ah, e sì… ho assaggiato quasi tutto nella mia vita… le migliori “schifezze” io le ho già fatte.
Tony Effe o Elodie?
Tony Effe credo che non saprei nemmeno descriverlo… sì, l’ho sentito ma preferisco senza dubbio Elodie. Adriana Lima però è il Top. Non solo uno degli angeli di Victoria’s Secret, ogni tanto è anche il mio.

Puoi rinascere e vivere l’esistenza di un personaggio famoso della storia. Chi vorresti essere? Ti preghiamo di non rispondere “vorrei rinascere me stesso”, che ci piacerebbe arrivare alla fine dell’intervista senza addormentarci.

Vorrei essere Alessandro Magno. Perché? Perché non si è limitato a conquistare territori, ha conquistato l’idea che i confini sono fatti per essere superati. Visione, coraggio e un pizzico di follia: tre ingredienti che servono anche oggi per fare la differenza. Non voglio solo vivere la storia, voglio scriverla.

Guru per un momento: illuminaci con un aforisma.

Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.

Ma il capitalismo ha fallito?

No! Il capitalismo, come sistema, ha sicuramente contribuito in modo decisivo allo sviluppo economico, tecnologico e sociale di gran parte del mondo. Non è il sistema in sé ad aver fallito, bensì alcuni dei suoi protagonisti, che non hanno saputo (o voluto) gestire le sue conseguenze più critiche.

Un’occasione che non si ripete dai tempi di Mosè: puoi darci in dono l’undicesimo comandamento (conosci i 10 più famosi, no?). Prego.

Non solo l’11°, ma anche il 12°.

– Non essere schiavo del tuo smartphone.

– Ama il lavoro, ma non dimenticare te stesso.

Dedica una canzone a tutti i Comverters. Quale?
Viva la Vida – Coldplay.
A grande richiesta, anche per te è arrivato il momento di gloria: Francesco for President! Le prime tre cose che faresti per rendere l’Italia un Paese migliore.

– Snellirei il processo educativo, l’istruzione è rimasta a programmi del dopoguerra, escono dalle scuole solo studenti abituati per anni ad obbedire ma non ad essere creativi… forse andava bene negli anni ‘50… oggi serve essere brillanti.

– Cercherei di creare meno disuguaglianza, la forbice si sta allargando sempre più, ricchi contro poveri (chi non lavora vs chi lavora), i poveri sono proprio i lavoratori oggi ed è paradossale.

– Riorganizzerei la tecnologia… sì, è proprio il nostro settore ed è veramente il futuro al contrario… tutti puntano sulle innovazioni, senza pensare che la vera innovazione siamo noi… la tecnologia è il futuro con noi e non su di noi.

Nessun Francesco è stato maltrattato durante questa intervista.

Sono severamente vietate la copia e la riproduzione di contenuti e immagini di questa intervista in qualsiasi forma,
salvo autorizzazione espressa dell’intervistato in stato di sobrietà assoluta.

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