Il mio ruolo come Teleselling Consumer Manager in Comverta non è quello di “vendere a tutti i costi”, ma di orchestrare una macchina complessa che parte dall’ascolto e arriva alla crescita. Ogni giorno analizzo gli andamenti di ciascun committente, scovo le criticità e le trasformo in opportunità: perché dietro ogni problema c’è sempre una possibilità di fare meglio.
Insieme ai Supervisor entriamo nel cuore delle attività: loro sono i registi operativi, quelli che, con i Team Leader, guidano squadre di consulenti che parlano ogni giorno con i clienti. Non è solo Teleselling: è strategia, è relazione, è capacità di anticipare il mercato e non inseguirlo.
Il nostro obiettivo? Fare in modo che ogni chiamata non sia una vendita qualunque, ma il tassello di una visione più grande. Perché il futuro non si costruisce con script preconfezionati, ma con persone, dati e idee che fanno la differenza.
Oggi essere top nel Teleselling non significa solo saper parlare: è un mix di abilità da supereroe. Prima di tutto empatia, perché senza capire chi hai dall’altra parte, lo script non serve a nulla. Poi ascolto attivo: non è una chiamata unidirezionale, è una conversazione quindi serve l’interazione continua. Aggiungiamo resilienza, perché i “no” sono il pane quotidiano. Ben venga che ci siano… è da qui che nascono le vendite (obiezione= gestione obiezione). E poi creatività, perché ogni cliente è diverso e la soluzione non può essere sempre copia-incolla. Ma non basta: serve formazione continua, perché il mondo cambia e tu devi correre più veloce… la curiosità è una dote da coltivare e il continuare a conoscere nell’ambito ci rende istruiti nel gestire ogni tipo di obiezione. E infine costanza e perseveranza: analizzare gli errori, trasformarli in punti di forza e ripartire più forte di prima. Ultimo ingrediente, ma non per importanza: energia. Se non trasmetti entusiasmo, la voce dall’altra parte ti mette in modalità “muto” in tre secondi. Deve essere il tuo filo conduttore dal primo secondo di conversazione.
Tre pregi? Determinato, paziente ed empatico (so ascoltare, anche quando non parlo).
Tre difetti? Vendicativo, testardo e permaloso
Dietro ogni cuffia e ogni “pronto” c’è una lezione di vita oltre ad una storia tutta da scoprire. Ho imparato che ascoltare è più potente di parlare, che la pazienza è un’arma segreta e che la gentilezza apre porte che nessuno script può forzare. Ho capito che ogni persona è un mondo a sé: c’è chi ti insegna resilienza con un “no” secco e chi ti regala fiducia con un “sì” inatteso. In sintesi? Ho imparato che il vero valore non è nella vendita, ma nella connessione.
Può sembrare arrogante, ma non lo è: Comverta è nata con me e io con lei. Per anni è stata la mia prima casa, prima ancora di costruire la mia famiglia. Oggi è la mia seconda, ma resta il posto dove ho visto il futuro prima che diventasse presente. Siamo cresciuti insieme, come due start-up in carne e ossa. Ho scelto Comverta perché qui non si fanno fotocopie di idee: si smontano regole obsolete, si sfidano preconcetti e si costruiscono opportunità con coraggio. Il mio obiettivo? Continuare a scrivere questa storia, perché se non evolvi, il tuo lavoro diventa un museo. E io non sono pronto a fare il custode.
Puoi rinascere e vivere l’esistenza di un personaggio famoso della storia. Chi vorresti essere? Ti preghiamo di non rispondere “vorrei rinascere me stesso”, che ci piacerebbe arrivare alla fine dell’intervista senza addormentarci.
Vorrei essere Alessandro Magno. Perché? Perché non si è limitato a conquistare territori, ha conquistato l’idea che i confini sono fatti per essere superati. Visione, coraggio e un pizzico di follia: tre ingredienti che servono anche oggi per fare la differenza. Non voglio solo vivere la storia, voglio scriverla.
Guru per un momento: illuminaci con un aforisma.
Ma il capitalismo ha fallito?
No! Il capitalismo, come sistema, ha sicuramente contribuito in modo decisivo allo sviluppo economico, tecnologico e sociale di gran parte del mondo. Non è il sistema in sé ad aver fallito, bensì alcuni dei suoi protagonisti, che non hanno saputo (o voluto) gestire le sue conseguenze più critiche.
Non solo l’11°, ma anche il 12°.
– Non essere schiavo del tuo smartphone.
– Ama il lavoro, ma non dimenticare te stesso.
– Snellirei il processo educativo, l’istruzione è rimasta a programmi del dopoguerra, escono dalle scuole solo studenti abituati per anni ad obbedire ma non ad essere creativi… forse andava bene negli anni ‘50… oggi serve essere brillanti.
– Cercherei di creare meno disuguaglianza, la forbice si sta allargando sempre più, ricchi contro poveri (chi non lavora vs chi lavora), i poveri sono proprio i lavoratori oggi ed è paradossale.
– Riorganizzerei la tecnologia… sì, è proprio il nostro settore ed è veramente il futuro al contrario… tutti puntano sulle innovazioni, senza pensare che la vera innovazione siamo noi… la tecnologia è il futuro con noi e non su di noi.
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